LA DISOCCUPAZIONE LAVORATIVA IN UN MONDO VEGAN | ilVegano.it
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LA DISOCCUPAZIONE LAVORATIVA IN UN MONDO VEGAN

Alcuni dicono che un mondo vegan non sia un mondo possibile perché lascerebbe privi di lavoro moltissima gente oggi impiegata nei settori degli allevamenti, della macellazione, delle concerie e in tutte quelle attività umane che ora vivono di sfruttamento del mondo animale.

La disoccupazione lavorativa in un mondo vegan

Occorre dire che il processo vegan sarà lento e senza traumi per il comparto lavorativo, e che al diminuire del consumo dei prodotti animali aumenteranno automaticamente i nuovi settori lavorativi a compenso di quelli che saranno aboliti.

Se l’umanità cessasse di nutrirsi di carne quella percentuale del comparto alimentare che, per ipotesi ora è del 20-30%, sarebbe sopperita dall’aumento del 20-30% del comparto alimentare vegetale.

Se gli esseri umani non consumassero più carne (considerata a torto un alimento), indirizzerebbero inevitabilmente le loro scelte alimentari su prodotti alternativi, vegetali, con immensi benefici per se stessi, l’ambiente, l’economia, la civiltà del rispetto degli altri esseri viventi.

E coloro che attualmente vivono allevando animali, o coltivando mangimi per animali, o macellando animali ecc. semplicemente coltiverebbero prodotti vegetali.

Nuovi lavori in un mondo veg

Invece di lavorare nei mattatoi lavoreranno nei campi, invece di lavorare nelle centrali nucleari lavoreranno nei sistemi di energia alternativa, chi ora costruisce armi costruirà trattori, trebbiatrici; chi produce fertilizzanti chimici produrrà concimi organici ecc.

La carne (non necessaria al sostentamento della vita umana ma (dannosa sotto ogni profilo), non può giustificare il proliferare della malattie che stanno decimando il genere umano; non può giustificare l’aria irrespirabile, le alluvioni, la morte di 50 milioni di persone ogni anno nel mondo dovute ad un’alimentazione insana, all’inquinamento, alle sostanze chimiche cui vengono  trattati gli alimenti ecc.

Perchè la carne è dannosa

Noi lottiamo per l’abolizione del consumo della carne ritenuta dannosa per un’infinità di motivazioni: danni per la salute, per l’ambiente, l’economia, la fame nel mondo, lo sperpero di risorse energetiche e di acqua potabile, e soprattutto per la coscienza umana che diviene sempre più ingiusta ed insensibile nella soppressione sistematica di miliardi di esseri come; l’esistenza dei mattatoi (veri e propria campi di sterminio), degli stabulari della vivisezione (vere e proprie camere di tortura), della caccia, (vera e propria esercitazione alla guerra e all’omicidio) ecc.

Anche il mercato della droga, della criminalità organizzata, della mafia, dell’industria della droga, delle armi, della prostituzione ecc. dà lavoro ad un numero enorme di individui, ma non per questo dovremmo sostenere l’esistenza di tali deviazioni per non lasciare senza lavoro chi trae guadagni in questi settori.

La guerra permette non solo il rinnovo degli arsenali bellici ma attraverso la produzione di armi dà lavoro a 60 milioni di persone, oltre alle opere di ricostruzione di tutto ciò che è stato distrutto dal conflitto.

Molti hanno fatto la scelta di convertire il loro prodotto con altri incruenti e compatibili con una scelta etica.

Sono forse falliti? Sono forse finiti in miseria, sono forse stati ridotti alla fame? No di certo: si sono semplicemente inseriti in altre attività.

Se uno non mangia carne semplicemente mangia qualcos’altro

disoccupazione-lavorativaPer mangiare qualcos’altro il mercato deve produrlo e l’individuo è impiegato nell’uno o nell’altro settore lavorativo.

Considerando che almeno un terzo della popolazione mondiale è per vari motivi vegetariana fa capire che chi non esercita il mestiere di macellaio fa qualcos’altro.

Se la preoccupazione principale è quella del posto di lavoro, indipendentemente dal fatto che un determinato settore lavorativo sia o meno dannoso per la salute, l’ambiente, l’economia, la civiltà, la coscienza degli individui, allora si renderebbe giustificabile qualunque attività criminosa purché rimunerativa, che è come tenere in vita gli Enti inutili per non far perdere il posto di lavoro ai dipendenti, l’industria delle armi, le guerre ecc.

E questo è semplicemente inaccettabile.

Tra tutti i grandi illuminati della terra nessuno mai si è preoccupato del posto di lavoro che sarebbe venuto a mancare ai carcerieri o ai boia qualora gli esseri umani sarebbero divenuti più giusti e fraterni.

Nel 1853 fu istituita a Boston la prima società antischiavista, contemporaneamente fu innalzata l’età dei ragazzi utilizzati nelle fabbriche.

Vi fu una grande protesta da parte dei latifondisti, schiavisti, negrieri, costruttori di catene e fruste perché l’innovazione impediva loro di lucrare su settori così infamanti.

di Franco Libero Manco

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