Le pettole tarantine, il dolce fritto del Natale. | ilVegano.it
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Le pettole tarantine, il dolce fritto del Natale.

Le pettole, tipiche della Puglia ed in genere delle regioni meridionali dell’Italia, si preparano con pochissimi ingredienti, e sono semplici da preparare.

È un dolce di antiche tradizioni e si prepara a Santa Cecilia, patrona dei musicisti, tra il 21 novembre e il 22 novembre di solito, all’alba.

Un’ antica leggenda, tramandata dai nostri nonni, ci racconta che i zampognari abruzzesi che passavano da Taranto, portavano la novena all’alba e che una donna, che a quell’ora preparava il pane in casa, scese in strada per ascoltare questa meravigliosa musica. Quando tornò a casa, trovò la pasta moltiplicata di volume e non più adatta per fare il pane,  quindi scaldò l’olio e iniziò a friggere l’impasto come se fossero nuvolette. Da qui nasce la pettola, pasta di pane lievitata e fritta.

Difficoltà

0

Tempo di preparazione

1 ora e 15 minuti

Per 4/6 persone

Ingredienti

400 gr. di farina di grano duro

450 gr. di acqua calda

2/3 di un panetto di lievito di birra

Olio per friggere

1 cucchiaino di sale

Zucchero per la finitura

Preparazione

Sciogliamo il lievito in mezzo bicchiere di acqua calda, in una ciotola capiente mettiamo la farina, il sale e il lievito sciolto, e aggiungiamo a poco a poco l’acqua calda, mescolando l’impasto con le mani per qualche minuto. Otteniamo un impasto senza grumi, che si appiccica in superficie e comincerà a fare le bolle, copriamolo con un canovaccio e lasciamo lievitare per un’ora. L’impasto raddoppierà di volume.

Mettiamo abbondante olio per friggere in una padella con i bordi alti, scaldiamo l’olio, e versiamo la quantità di un cucchiaio dell’impasto.

Le pettole si gonfieranno, le lasciamo cuocere e le giriamo, finchè diventano dorate da entrambi i lati, le scoliamo infine su carta assorbente. Le serviamo calde facendole rotolare nello zucchero.

Le pettole si preparano, non solo la notte di Santa Cecilia, ma si preparano ai bambini in tutto il periodo natalizio.

Ma come sempre, visto che le pettole sono un gran peccato di gola, ricordatevi di non esagerare nel mangiarle.

di Antonella Tomassini

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